Il marchio Alfa Romeo era costituito da due simboli milanesi: il serpente visconteo in campo azzurro e la croce rossa in campo bianco, racchiusi in un piccolo cerchio metallico sul quale si leggeva la scritta ALFA-MILANO. Sui modelli costruiti dal 1910 al 1915, il diametro esterno dello stemma era di 65 mm con le scritte ALFA e MILANO separate da due nodi sabaudi.
Quando la fabbrica fu acquistata da Nicola Romeo, sul piccolo cerchio metallico fu scritto: ALFA ROMEO-MILANO.
Dopo la vittoria del 1° Campionato Automobilistico del Mondo con la P2, il marchio venne circondato da una corona di alloro in metallo sbalzato. Il diametro del cerchio passò da 65 a 75 mm. Dal 1930 venne ridotto a 60 mm e rimase invariato fino al 1945.
Con la caduta della Monarchia e la proclamazione della Repubblica, i nodi sabaudi si trasformarono in due linee ondulate. Il diametro era di 54 mm. Dal 1950 fu realizzato in ottone smaltato conservando lo stesso diametro di 54 mm e dal 1960 venne eseguito in materiale plastico.
Con la costruzione dello stabilimento ALFASUD di Pomigliano, scomparve dal marchio la parola MILANO e rimasero i due simboli milanesi sormontati dalla scritta ALFA ROMEO. L’Alfa divenne presto famosa nel mondo basta citare la frase di Henry Ford che al passaggio di un’Alfa disse: “Signori giù il cappello”.
Le prime esperienze di Gianni Baistrocchi nella preparazione di motori sono proprio legate a questo marchio.
Iniziò infatti a lavorare nell’officina dello zio Egisto, concessionaria Alfa Romeo.
E’ proprio una Alfa Romeo l’auto alla quale è più legato, e precisamente, l’Alfa Romeo 33, preparata per i Campionati italiani velocità e turismo.